Sacha Baron Cohen attacca i social, macchina di propaganda

Sacha Baron Cohen attacca i social, macchina di propaganda

Sacha Baron Cohen, l’attore inglese noto per il suo ruolo in  Borat, ha attaccato frontalmente il CEO di Facebook Mark Zuckerberg, dicendo che se il suo social network fosse stato in circolazione durante gli anni ’30, avrebbe permesso a Hitler di pubblicare annunci destinati a mettere nel mirino gli ebrei.

L’attore comico britannico – che ha anche recitato in un ruolo drammatico nella serie su Netflix “The Spy” (storia vera di una spia israeliana inflitrata a Damasco) ha anche preso di mira i capi dei giganti della tecnologia Google e Twitter, che agiscono come “la più grande macchina di propaganda della storia” a favore dei gruppi che perpetrano odio, e che consentono al contempo alle fake news di avere la meglio sulle notizie reali.

Cohen ha criticato i social media e i motori di ricerca perchè “facilitano … tutto questo odio e violenza”, che ha portato a una “impennata” dei crimini di odio e un aumento di “attacchi omicidi a minoranze religiose ed etniche”.

“Tutto questo odio e violenza sono stati facilitati da un piccolo gruppo di aziende di Internet che rappresentano la più grande macchina di propaganda della storia”, ha detto la star di Borat durante il suo discorso di apertura davanti all’Anti-Defamation League di New York, giovedì 21 novembre.

L’ADL è uno dei gruppi anti-odio più antichi e influenti degli Stati Uniti.

Nel suo discorso, Cohen ha attaccato Zuckerberg e altri cinque dirigenti delle Big Tech che ha soprannominato collettivamente “il Silicon Six”, un gruppo che include il CEO di Google Sundar Pichai; i co-fondatori di Google Larry Page e Sergey Brin; il CEO di YouTube Susan Wojcicki; e il CEO di Twitter Jack Dorsey.

“I Silicon Six sono tutti miliardari, e tutti americani, a loro interessa di più aumentare il prezzo in borsa delle azioni piuttosto che proteggere la democrazia”, ​​ha detto Cohen.

“Questo è l’imperialismo ideologico: sei individui non eletti nella Silicon Valley che impongono la loro visione sul resto del mondo, non responsabili di alcun governo e che agiscono come se fossero al di sopra della legge”.

Cohen ha riservato la maggior parte delle sue critiche specificamente a Zuckerberg.

“È come se vivessimo nell’impero romano, e Mark Zuckerberg è Cesare”, ha detto l’attore. “Almeno questo spiegherebbe il suo taglio di capelli”. L’attore ha accusato Facebook e Google di rifiutarsi di vietare i negazionisti dell’Olocausto dal postare sui social network.