Quando lo sceriffo Facebook oscura le sardine. E poi riabilita

Quando lo sceriffo Facebook oscura le sardine. E poi riabilita

di Andrea Lisi*

Alle 21.00 del 24 novembre 2019 gli sceriffi di Facebook hanno deciso di silenziare la pagina ufficiale del Movimento delle Sardine che in pochi giorni aveva ottenuto più di 150.000 like. Pur in mancanza di post offensivi, violenti o lesivi dei diritti della persona, la pagina “6000 sardine” è stata bersaglio di un grande numero di segnalazioni, così si leggeva nel comunicato del gruppo ospitato nella pagina “6000 sardine 2” (anch’essa poco dopo bloccata). Queste numerose segnalazioni, provenienti probabilmente da un’azione organizzata, avrebbero automaticamente generato l’oscuramento della pagina che è tornata on line solo in mattinata.

Tutto si è compiuto in poche lunghe ore e non è stato un bel segnale, come non lo è qualsiasi azione di questo genere portata avanti in modo molto discutibile e automatico sotto forma di privata autotutela da parte dei social network.

Si tratta ovviamente di un discorso molto, molto complesso. Facebook ha dimostrato, ancora una volta, di poter “dettare legge” in uno spazio sì privato, ma di fatto sempre più simile un servizio “pubblico”, considerate le dimensioni “a-nazionali” assunte dalla piattaforma stessa, dove i nostri dati personali, come i nostri diritti, sono sistematicamente sottoposti a forme incontrollate e non sempre trasparenti di profilazione e mercificazione. Per quanto, da una parte, l’azione di pulizia, in alcuni casi passati (come con Casapound o Forza Nuova) possa essere stata ritenuta “culturalmente corretta” in base alla nostra personale sensibilità, dall’altra non si può evitare di riflettere sulla natura e sulle conseguenze di tali azioni portate avanti da un’organizzazione privata in uno spazio che rimane poco controllabile e poco controllato dal diritto (e quindi potenzialmente soggetto a pressioni politiche).

È indubbio che Facebook e tutti i principali social network costituiscano oggi dimensioni sociali dove si poggiano in una illusoria serenità le nostre identità digitali attraverso servizi incredibilmente offerti “gratuitamente”. Ma – come ormai tutti (forse) sappiamo – nulla è gratuito per queste multinazionali private assetate di dati, le quali si muovono in un raggio d’azione da loro direttamente regolamentato sulla base di sensibilità più o meno condivise a livello mondiale anche con i governi che in qualche modo le “ospitano” nei loro confini territoriali. Tali multinazionali si muovono quindi in un meta-Stato di dimensioni a-nazionali e questo rende il loro raggio d’azione estremamente libero e quindi anche estremamente soggettivo.

Non è possibile essere totalmente tranquilli quando lo Stato di diritto non arriva a tutelare spazi di dimensioni enormi così apparentemente liberi e indipendenti, nei quali si vive ormai con proprie identità poggiate su contratti on line dove accettiamo condizioni capestro per la nostra esistenza digitale. Del resto, oggi se non sei su Google o Instagram o Facebook non esisti e quindi l’azione di cancellazione perpetrata in un ambito privatistico, se pur in alcuni casi – come in passato con Casapound – umanamente corrette, ha ripercussioni pesantissime sulla vita dei soggetti nei confronti dei quali è rivolta.

I giuristi oggi dovrebbero riflettere con attenzione su questi nuovi ambienti sociali non presidiati totalmente dal diritto amministrativo e affidati a una autoregolamentazione imposta da chi detiene un potere incredibile che non può non avere per tali motivi ripercussioni pubblicistiche.

Ovviamente questo senso di libertà relativa che pervade il web (e soprattutto i social) inizia a rendere evidenti i suoi innegabili limiti quando – come è accaduto adesso – vengono oscurate pagine di movimenti più pacifici e che non inneggiano in modo diretto all’odio, ma hanno solo una connotazione politica. E ovviamente anche solo per questo possono infastidire qualcuno.

Come agire?

Giovanni Buttarelli, ex Garante Europeo per la privacy, prima di lasciarci, ci ha consegnato un importante monito riflettendo proprio sui pericoli di una Rete ormai nelle mani di pochi monopoli privati: “L’attuale ecosistema digitale si fonda sullo sfruttamento intensivo ed indiscriminato delle informazioni e dei dati personali. Nel corso di poco più di un decennio, la struttura dei mercati è andata convergendo verso situazioni di quasi-monopolio, decretando l’accrescimento esponenziale del potere di mercato di pochi, ma potentissimi, attori privati. Il risultato è la concentrazione del potere di controllo dei flussi d’informazione nelle mani dei giganti del tech, circostanza che facilita il consolidamento di un modello di business basato sulla profilazione e finanche manipolazione delle persone. Si rende a tal proposito necessario un ripensamento strutturale del modello di business prevalente. Si impone, inoltre, un intervento coordinato delle autorità della protezione dei dati, della protezione dei consumatori e della concorrenza, che tenga conto delle sinergie e sfide comuni alle diverse aree di regolazione”. Pertanto, ci dovremmo probabilmente auspicare una concertazione internazionale tra Stati finalizzata alla costituzione di forme di Authority sopranazionali che possano in qualche modo regolamentare attraverso un nuovo ius mercatorum spazi digitali così ampi e dai poteri praticamente illimitati. I singoli Stati o anche la sola Unione Europea poco possono fare purtroppo, se non stare a guardare e timidamente imporre la tutela di alcuni diritti fondamentali, come fatto con il Gdpr.

Ci attende un futuro dagli scenari sempre più complessi e controversi e il diritto deve misurarsi oggi con strumenti nuovi in un ambito che rimane un Far Web e, nel Far Web, gli sceriffi usando i propri metodi assicurano la giustizia. Ma il senso della giustizia che in passato ha colpito chi probabilmente ha abusato della sua libertà di esprimersi, in queste ore ha ferito invece chi è semplicemente un social dissidente e solo per questo è stato segnalato e in via cautelativa bloccato. È vero, in breve tempo la stessa piattaforma Facebook ha posto rimedio a quanto inavvertitamente successo a causa di forme automatiche di autotutela (determinate – a quanto pare – da un “bombardamento organizzato” di segnalazioni fasulle provenienti da profili reali e fake vicini politicamente a Salvini) e ha in poche ore rimesso on line la pagina oscurata a causa, quindi, di un misunderstanding di natura tecnica.

Ma cosa succederà quando il dissidente di uno Stato con cui la multinazionale di turno ha un accordo economico conveniente darà troppo fastidio con le sue dichiarazioni? Questa domanda non possiamo non porcela…

Fonte: il Fatto Quotidiano

*Si occupa di diritto dell’informatica da 15 anni. Oltre allo Studio Legale Lisi, coordina le realtà di Digital&Law Department e D&L NET. E’ il Presidente di ANORC Professioni e Segretario generale di ANORC, nonché ideatore del DIG.