Il potere sottile (e pericoloso) dei colossi del web

Il potere sottile (e pericoloso) dei colossi del web

E fu la volta di Microsoft. Il gruppo ha confermato di ascoltare alcune conversazioni, rese anonime, grazie ai servizi offerti da Skype (traduzione) e dall’assistente vocale Cortana. Ascolti finalizzati a migliorare i servizi offerti, si dice. Non è un caso che a farlo siano stati anche Google, Apple e Amazon per i loro assistenti vocali. Con l’aumentare delle polemiche sulla privacy violata, sia Google sia Apple hanno recentemente sospeso la sperimentazione. Ma il punto non è questo. I colossi dell’hi-tech continuano a godere di un potere che gli esperti chiamano «conglomerale». E cioè attraverso l’offerta di servizi apparentemente gratuiti o dei quali è difficile fare a meno nell’era della tecnologia (servizi peraltro sui quali hanno di fatto un monopolio), continuano ad accumulare dati sui clienti.

L’elaborazione di queste informazioni dà un vantaggio competitivo a quelli che l’Economist chiama i «Titani del web» nei confronti di qualsiasi settore decidano di aggredire. Pensate all’auto a guida autonoma, o all’ecommerce o al caso clamoroso della pubblicità. Clamoroso in quanto stanno riuscendo a drenare gran parte dei ricavi che si distribuivano su altre piattaforme.

Ci sono quindi due piani ben distinti. Quello della privacy sui quali l’Europa si è mossa per prima e ha indicato la strada al mondo con il suo regolamento (GDPR) che ha sancito un principio semplice: i dati sono di proprietà del singolo consumatore ed è lui a decidere l’utilizzo che se ne può fare. Principio non facile da far rispettare ma siamo all’inizio. L’altro piano è il contrasto alle politiche anti competitive dei colossi hi-tech. Le multe possono essere utili ma non così efficaci per compagnie tanto ricche. Il tema vero resta: come ripristinare autentiche condizioni di competizione e mercato in questi settori. E la risposta non è facile.

di Daniele Manca

fonte: Corriere della Sera