Hate speech e fake news: servono davvero altre regole?

Hate speech e fake news: servono davvero altre regole?

Ieri, il tribunale di Roma ha ordinato a Facebook di riattivare la pagina di CasaPound e il profilo del suo amministratore, cancellata dal social network tre mesi fa per diffusione di messaggi di odio.

Facebook ha riattivato la pagina di CasaPound (ma non è finita qui)

Periodicamente, nel dibattito pubblico e politico si ipotizza di introdurre misure di controllo e contrasto dei fenomeni di intolleranza, istigazione all’odio e diffusione di notizie false in rete. Da ultimo, si è proposta l’identificazione con documento di identità per l’accesso ai social network, che rappresentano il bacino più esteso per la circolazione di tali fenomeni. Anche le imprese, come appunto Facebook, si stanno attivando in via di autoregolamentazione.

Nel focus “Chi ha paura di internet”, (PDF) Vitalba Azzollini si chiede «se servano nuove norme per arginare i fenomeni descritti o se quelle già esistenti possano esse sufficienti a contrastare le condotte che, on line così come off line, violano prescrizioni dell’ordinamento». Dopo aver esaminato le regole esistenti e estendibili per la condotta on line e l’eventuale efficacia delle misure proposte, in particolare l’identificazione con documento di identità, Azzollini conclude che «il contrasto allo hate speech, alle fake news e, più in generale, alla disinformazione richiede la promozione di politiche volte all’educazione e responsabilizzazione dei cittadini, nonché un’azione tesa ad alimentare il pluralismo informativo. Su queste basi, la presenza on line di notizie controverse unitamente ad altre in grado di confutarle può avviare una discussione pubblica in grado di portare a una crescita sociale che renda più critici rispetto a ciò che si legge».

In definitiva, «trasparenza da parte dei gestori delle piattaforme, cultura della legalità, pluralismo, alfabetizzazione all’informazione, educazione alla conoscenza e percorsi di sviluppo delle capacità cognitive, non censure tecniche e normative, possono rappresentare gli strumenti più adeguati per contrastare discorsi d’odio e disinformazione».

Il Focus “Chi ha paura di internet” di Vitalba Azzollini è liberamente disponibile qui (PDF).

Fonte: Fondazione Istituto Bruno Leoni