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Hate speech e fake news: servono davvero altre regole?

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Democrazia e internet, missione per i prossimi anni: il legislatore (i parlamenti) non le Big Tech, devono prendere l'iniziativa e varare gli standard.
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Scrivere commenti di odio, insulti, minacce sul web ha delle conseguenze: ai responsabili dei contenuti diffamatori chiesto un risarcimento economico.

LA MISSIONE DI STOPSOCIAL

Tutti noi usiamo Facebook, Instagram, WhatsApp, Messenger, Google, Amazon e Twitter. Sono tool importanti per comunicare, connetterci l’un l’altro, acquistare. Il fatto è che queste piattaforme fanno capo ai Big Four – Amazon, Facebook, Google e Twitter – i quattro giganti della tecnologia, i quali in pochi anni hanno accumulato una quantità spaventosa e senza precedenti di potere. Sui server di Facebook si collegano ogni mese in media 2,3 miliardi di persone in tutto il mondo (dati 1. trim. 2019): come un vasto continente senza confini ma con una sovranità illimitata.

I Big Four controllano la maggior parte del flusso di informazioni del pianeta, l’acquisto di medicine, prodotti alimentari, la vendita a terzi di dati personali per scopi commerciali. Facebook e Google sono le piattaforme preferite da poteri occulti o espliciti, al fine di manipolare elezioni politiche in varie nazioni, dagli Stati Uniti all’Italia, sia tramite acquisto di pubblicità fittizia sia decidendo unilateralmente in base ai loro algoritmi (segreti) le notizie che centinaia di milioni di persone in oltre 200 paesi vedono ogni giorno. I monopolisti di Silicon Valley comprano o distruggono potenziali concorrenti al solo fine di proteggere il loro monopolio, stroncando l’innovazione e influenzando la libertà di scelta delle persone. Nella totale assenza di controlli, i giganti del web vanno accusati frontalmente per essere i veri responsabili del dilagare in rete e quindi nella società civile dell’hate speech e del degrado culturale. A loro si deve la devastante impennata di odio, razzismo, intolleranza, xenofobia, antisemitismo, sessismo, violenza e imbarbarimento del linguaggio sul web e nella vita reale. Se non facciamo qualcosa, lo standard del discorso pubblico ineluttabilmente si abbassa, diventa sempre più volgare e più stupido, il che mette in pericolo la democrazia.

Ci seguono ovunque andiamo sulla rete e, grazie ai nostri smartphone, anche dove andiamo nel mondo reale. Oltre a non pagare le tasse nel paese dove hanno l’attività e ad evadere miliardi facendo concorrenza sleale alle  piccole imprese, il che provoca decine di migliaia di licenziamenti, i Big Four usano l’enorme massa di dati personali raccolti dai propri utenti per creare dipendenza psicologica, asservimento, perdita progressiva della capacità di analisi razionale. In sostanza nuocciono gravemente alla salute mentale degli individui (molti studi medici lo confermano) e nuocciono alla democrazia delle nazioni. E poi vendono i dati a chiunque è disposto a pagare per la facoltà tecnica basata su come si fa a convincere noi e i nostri figli a comprare, fare o credere a qualcosa. Infine, spendono milioni in lobbisti, accademici e think tank prezzolati per assicurarsi che nessuno si metta sulla loro strada.

In tutta la storia della civiltà umana mai nessuna entità ha avuto questo ultrapotere di influenzare, monitorare e interferire con gli ideali sociali, politici e di comportamento di miliardi di persone, al di fuori di qualsiasi supervisione o regolamentazione e a soli fini di profitto. Noi di StopSocial crediamo che obiettivo di una vera democrazia debba essere che queste mega corporation ultramiliardarie, i colossi globali come Amazon, Facebook, Google e Twitter, vengano smembrate in piccole entità e regolamentate. Non possiamo continuare ad assistere con indifferenza al realizzarsi, qui e ora, di un futuro distopico alla George Orwell che ci renderà tutti meno liberi. Dobbiamo combattere e schierarci. Per questo aderire a StopSocial è il passo giusto da fare ora.

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